Il laser in medicina orale e nelle procedure odontoiatriche: premessa indispensabile dell’odontoiatria moderna.

Prof. Massimo Petruzzi

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Negli ultimi decenni, l’introduzione della tecnologia laser in odontoiatria ha rappresentato una vera rivoluzione clinica, consentendo di associare precisione chirurgica, comfort per il paziente e riduzione dei tempi di guarigione. Tra le diverse tipologie di laser disponibili, il laser a diodi si è affermato come uno degli strumenti più versatili e diffusi nella pratica odontoiatrica contemporanea, grazie alle sue caratteristiche fisiche, alla semplicità d’uso e ai costi contenuti rispetto ad altre sorgenti laser.

Le applicazioni del laser a diodi coprono un ampio spettro di procedure sia chirurgiche che non chirurgiche.

•⁠ ⁠Chirurgia dei tessuti molli

Il laser a diodi è ampiamente utilizzato per interventi di frenulectomia e frenectomia, gengivectomia, gengivoplastica, asportazione di neoformazioni, coagulazione di lesioni vascolari, nonché per la esposizione di impianti dentari. Rispetto alla chirurgia tradizionale, l’uso del laser consente una riduzione significativa del sanguinamento intraoperatorio grazie all’effetto coagulante sui vasi di piccolo calibro. Inoltre, la sterilizzazione contestuale del campo operatorio e la ridotta invasività determinano minori sintomi post-operatori, come dolore, edema e rischio di infezione.

•⁠ ⁠Terapia parodontale e peri-implantare

In parodontologia, il laser a diodi viene impiegato come coadiuvante al trattamento meccanico del biofilm batterico, in particolare nei casi di tasche parodontali profonde o peri-implantite. La luce laser esercita un’azione battericida selettiva e promuove la biostimolazione dei tessuti, favorendo i processi di guarigione e rigenerazione. L’energia fotonica stimola inoltre la proliferazione dei fibroblasti e la sintesi di collagene, contribuendo al ripristino della salute parodontale.

•⁠ ⁠Endodonzia e disinfezione canalare

In endodonzia, il laser a diodi può essere utilizzato per la disinfezione dei canali radicolari, grazie alla capacità di penetrare nei tubuli dentinali e ridurre la carica batterica in modo più efficace rispetto ai disinfettanti convenzionali. Questo approccio è particolarmente utile nei casi di canali complessi o difficilmente accessibili.

•⁠ ⁠Terapia del dolore e biostimolazione

Un altro campo di crescente interesse è la terapia fotobiomodulante. A basse potenze, il laser a diodi non produce effetti termici ma stimola l’attività cellulare, migliorando la microcircolazione e riducendo l’infiammazione. Tale effetto è impiegato per alleviare dolori muscolari, nevralgie, disfunzioni temporo-mandibolari e per accelerare la guarigione di ulcere e lesioni orali.

Vantaggi e limiti

I principali vantaggi del laser a diodi includono:

•⁠ ⁠precisione d’azione e controllo sul campo operatorio;
•⁠ ⁠riduzione del dolore e del sanguinamento;
•⁠ ⁠decontaminazione simultanea del sito chirurgico;
•⁠ ⁠guarigione più rapida con minimo discomfort per il paziente;
•⁠ ⁠facilità di utilizzo e manutenzione.

Tuttavia, esistono anche alcuni limiti: l’impossibilità di lavorare sui tessuti duri (ma vi sono laser specifici che lo permettono), la necessità di formazione specifica dell’operatore e il rischio di danni termici se i parametri non vengono correttamente impostati.

Conclusioni

Il laser a diodi rappresenta oggi una tecnologia consolidata e affidabile nell’ambito della medicina orale e dell’odontoiatria moderna. La sua versatilità, associata a un profilo di sicurezza elevato e a risultati clinici prevedibili, lo rendono uno strumento indispensabile sia per il clinico che per il paziente. Le prospettive future puntano verso un’integrazione sempre più ampia di protocolli laser-assistiti, supportata da evidenze scientifiche e dall’evoluzione delle sorgenti luminose di nuova generazione.


La Sindrome della Bocca che Brucia (Burning Mouth Syndrome)

Prof. Massimo Petruzzi

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La Sindrome della Bocca che Brucia (Burning Mouth Syndrome) un enigma, un problema da gestire con lo stomatologo.

La Sindrome della Bocca che Brucia (in inglese Burning Mouth Syndrome, o BMS) è una condizione complessa caratterizzata da sensazione di bruciore, dolore o strane sensazioni persistenti alle mucose della bocca in completa assenza di lesioni visibili o alterazioni cliniche evidenti.

Il paziente descrive spesso una sensazione simile a quella provocata dal contatto con un peperoncino o una “scottatura” con bevande calde

Il sintomo interessa frequentemente la lingua (glossodinia), ma anche la mucosa del labbro e del palato nella zona gli incisivi centrali

La Sindrome della bocca che brucia colpisce soprattutto le donne (in particolare dopo la menopausa) tra i 50 e i 70 anni, ma può manifestarsi anche precocemente in epoca perimenopausale.

Si tratta di una condizione non infettiva, non contagiosa, ma spesso sottovalutata e diagnosticata tardivamente proprio a causa dell’assenza di segni clinici evidenti.

I principali sintomi sono la sempre presente sensazione di bruciore costante o intermittente alla lingua (soprattutto la punta) o in altre sedi della bocca, bocca secca nonostante la salivazione normale e  alterazioni del gusto** (sapore metallico o amaro). Possono corredare ulteriormente il quadro clinico sensazioni di formicolio, intorpidimento, dolore diffuso, sensazione di corpo estraneo. Il paziente spesso riferisce un peggioramento dei sintomi durante la giornata, fino alle ore serali quando anela il riposo notturno, anche questo spesso non ristoratore.

Le cause di questo fastidioso quadro clinico sono sconosciute e si ipotizza una neuropatia scatenata (non si sa come) da stress continuato, alterazioni quali-quantitative della saliva, parafunzioni etc.

Non esiste un test unico per diagnosticare la sindrome e la diagnosi è di esclusione.

Il percorso diagnostico richiede una valutazione spesso in collaborazione con il medico di base, l’odontoiatra, il neurologo e l’algologo.

Prima di giungere ad una diagnosi di sindrome della bocca che brucia, è utile prendere in considerazione altre patologie da valutare attraverso esami del sangue (vitamine, ferro, glicemia, ormoni tiroidei), test per infezioni fungine orali, valutazione del flusso salivare, eventuale biopsia se si sospettano altre patologie orali.

Il trattamento mira a ridurre i sintomi e a migliorare la qualità di vitadel paziente.

Può includere correzione di eventuali carenze nutrizionali, clonazepam, low-level-laser therapy, interventi su protesi ed elementi dentari, gestione dello stress con supporto psicologico o terapia cognitivo-comportamentale.

Consigli pratici per chi soffre di BMS

* Evitare cibi piccanti, acidi o troppo caldi

* Limitare caffè, alcol e tabacco

* Mantenere una buona igiene orale, con dentifrici delicati

* Gestire lo stress con tecniche di rilassamento o mindfulness

* Consultare periodicamente uno specialista in patologia orale o odontostomatologo

La sindrome della bocca che brucia non è “solo stress” né un disturbo immaginario.

È una condizione reale, che richiede attenzione, diagnosi accurata e un approccio mirato.

Riconoscerla e trattarla precocemente aiuta a migliorare la qualità di vita e a prevenire l cronicizzazione del dolore.


allineatori trasparenti bari

L’ortognatodonzia … non solo un bel sorriso !

Prof. Massimo Petruzzi

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allineatori trasparenti bari

L’ortodonzia è una branca specialistica dell’odontoiatria che si occupa di curare le malocclusioni ovvero di correggere la posizione dei denti nell’arcata e delle ossa mascellari, al fine di migliorare funzionalità, estetica e salute orale.

I denti correttamente allineati favoriscono:

  • una corretta occlusione, prevenendo usura, carie e problemi gengivali
  • assenza di problematiche dell’articolazione temporomandibolare (affaticamento muscolare con dolori, tensioni, il mal di testa e rumori articolari)
  • migliorare l’ igiene orale:  Denti ben posizionati sono più facili da pulire, riducendo il rischio di placca, gengiviti e malattie parodontali
  • l’ortognatodonzia può migliorare la respirazione, la deglutizione e persino la fonazione, con importanti benefici in chiave preventiva
  • equilibrio estetico e psicologico
  • un sorriso armonico accresce la fiducia in sé stessi e migliora le relazioni personali e professionali

allineatori trasparenti bari

Gli allineatori trasparenti costituiscono un trattamento estetico, confortevole ed efficace alternativo ai tradizionali brackets in metallo. Essendo realizzati in materiale tecnologico trasparente, risultano quasi invisibili, così il sorriso rimane naturale anche durante il trattamento

Non causano irritazioni a gengive e mucose grazie ai bordi lisci, eliminano il rischio di traumi interni legati a fili o brackets . Rimuovendoli per mangiare e lavare i denti, permettono una normale routine di pulizia, riducendo la formazione di placca e carie

  • Gli allineatori si cambiano ogni 1–2 settimane: migliorano la stabilità del morso, la previsione terapeutica e sono facilmente indossabili.
  • Bilanciando le forze di masticazione, aiutano a ridurre tensioni muscolari e problemi dell’articolazione, prevenendo disordini temporomandibolari .

Il percorso con allineatori prevede:

  1. Valutazione ortodontica con radiografie, impronte digitali con scansione 3D per la creazione di un piano digitale personalizzato del trattamento
  2. Progettazione digitale. Software specifici predispongono la sequenza di allineatori che muoveranno i denti progressivamente, secondo le indicazioni fornite dallo specialista
  3. Una volta consegnati, devono essere indossati per 20–22 ore al giorno, rimuovendoli solo per pasto e igiene, garantendo risultati efficaci in tempi identici o in alcuni casi inferiori rispetto alle terapie tradizionali.
  4. Controlli periodici vengono effettuati ogni 6–8 settimane per monitorare il progresso e fornire nuovi aligners
  5. Dopo il trattamento si adottano dispositivi di ritenzione per stabilizzare lo smile ottenuto.

Il trattamento ortodontico è un trattamento medico, che deve rispondere a parametri biologici preventivamente analizzati e integrati nel percorso di cura

La stretta interazione tra l’odontoiatra, l’ortodontista e il paziente è alla base della riuscita del trattamento.


biopsia bari

Biopsia del cavo orale: le tecniche che cambiano le regole del gioco

Prof. Massimo Petruzzi

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biopsia bari

La biopsia rimane l’esame di riferimento per diagnosticare con certezza lesioni sospette nel cavo orale, ma oggi la medicina offre strumenti innovativi che migliorano la precisione e la tempestività della diagnosi, coadiuvando i classici percorsi strumentali.

Autofluorescenza: vedere l’invisibile

Si basa sull’emissione spontanea di luce da parte di fluorofori naturali presenti nei tessuti (come NADH, FAD, collagene) quando colpiti da luce bluviola

Le zone potenzialmente sospette, appaiono scure, per perdita di fluorescenza, rispetto ai tessuti sani.

È uno strumento non invasivo, utile per individuare le aree più sospette e indirizzare la biopsia verso zone ad alto rischio.

Tuttavia, presenta sensibilità elevata ma specificità limitata: infiammazioni o alterazioni vascolari possono generare falsi positivi .

Coloranti vitali: guidare la scelta del prelievo

Il blu di toluidina è un colorante che si lega a DNA e RNA, evidenziando con maggiore intensità le cellule in attivo turnover, tipiche di displasie o carcinomi.

Appare come macchie blu scuro su tessuto alterato, segnalando le zone migliori dove prelevare la biopsia

Sensibile (≈ 77 %) ma con specificità intorno al 65 %, è un utile supporto nella decisione, non un test diagnostico definitivo.

Brush biopsy: poco invasiva e precisa

La brush biopsy (citologia esfoliativa transepiteliale) raccoglie cellule fino allo strato basale in modo semplice e indolore.

Studi clinici mostrano sensibilità variabile (da 71 % a 88 %) e specificità elevata (fino al 95 %) nel rilevare displasie e carcinoma.

In alcuni audit viene riportata sensibilità attorno al 43–81 % e specificità 81–100 %, a seconda dei criteri e della tecnologia impiegata .

I nuovi approcci integrano biomarcatori (es. EGFR, tenascina) e strumenti di analisi automatizzata; un recente studio ha raggiunto accuratezza del 95 % nell’uso combinato cytobrush + confronto istologico .

Come integrarle in una strategia diagnostica

  1. Screening iniziale – visita clinica con luce bianca.
  2. Autofluorescenza: mappatura delle aree da approfondire.
  3. Colorazione vitale: blu di toluidina per evidenziare le zone di maggiore attività cellulare.
  4. Brush biopsy: prelievo non invasivo per esame citologico e biomolecolare.
  5. Biopsia tradizionale: escissionale o incisionale, su richiesta specialistica, con successiva analisi istologica (gold standard).

5. Quali vantaggi trae il paziente

Diagnosi più precoce
individuare le lesioni prima che diventino invasive.

Procedure meno invasive
brush biopsy e tecniche ottiche riducono fastidi e rischi.

Maggiore accuratezza
l’unione di metodi migliora sensibilità e specificità.

Riduzione dei ritardi
guide ottiche e citologiche identificano subito le aree da biopsiare.

In sintesi

Le tecnologie di **autofluorescenza**, **coloranti vitali** e **brush biopsy** rappresentano strumenti preziosi nel percorso diagnostico del cavo orale. Non sostituiscono la biopsia tradizionale, ma la ottimizzano: individuano in modo mirato le aree a rischio, riducono esami inutili e velocizzano la diagnosi. Per chiunque noti lesioni persistenti, è consigliabile un controllo mirato: grazie a queste innovazioni, il cammino verso una diagnosi chiara e precoce è oggi più efficace e meno invasivo.

Un approccio moderno per tutelare la salute della bocca: informarsi è il primo passo per prevenire.


Attenzione alle macchie bianche e alle ulcerazioni in bocca: perché non ignorarle

Prof. Massimo Petruzzi

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Le lesioni bianche del cavo orale – talora accompagnate da erosioni o ulcere dolorose – non vanno sottovalutate: possono nascondere condizioni potenzialmente maligne o essere una manifestazione di patologie sistemiche. Prevenire, riconoscere e agire in tempo può fare la differenza.

1. Cosa sono queste lesioni?

  • Leucoplachia: chiazze o placche bianche tenaci, spesso indolori ma potenzialmente maligne
  • Lichen planus orale: lesioni bianche, reticolari o erosive, talvolta dolorose, che possono coinvolgere cronicamente gengive, lingua e guance
  • Candidosi ed  herpes possono simulare lesioni più gravi, rendendo la diagnosi più complessa.

2. Perché è importante la diagnosi precoce

  • Rischio di trasformazione maligna:
    • Le lesioni non omogenee (erosive, nodulari) presentano un rischio maggiore (> 520%) di evolvere in carcinoma
    • Il lichen erosivo, seppure meno frequentemente, può degenerare (0,42%)
  • Migliore efficacia terapeutica: individuare precocemente un disordine potenzialmente maligno consente trattamenti meno invasivi e con migliori probabilità di successo.

3. Fattori di rischio da tenere sotto controllo

  • Abitudini dannose: fumo e alcol, soprattutto se associati, aumentano esponenzialmente il rischio di patologie del cavo orale. Da non trascurare l’impatto negativo delle sigarette elettroniche.
  • Traumi cronici: protesi inadatte o denti fratturati possono traumatizzare la mucosa e causare cheratosi.
  • Infezioni croniche da HPV o Candida possono complicare quadri patologici già preesistenti.
  • Alcune malattie autoimmuni (es. Lichen o Lupus) sono annoverate tra i disordini orali potenzialmente maligni

4. Quando rivolgersi al medico/dentista

  1. Se compaiono macchie bianche o erosioni che persistono oltre 15–21 giorni senza miglioramenti  anche se non dolorose e sanguinanti.

5. Come si inizia il percorso diagnostico

  • Visita specialistica: anamnesi, ispezione orale e valutazione dei fattori di rischio
  • Esami aggiuntivi:
    • Colorazioni vitali (es. blu di toluidina) per evidenziare aree anomale
    • Biopsia e istologia distinzioni tra lesione benigna, displasia o carcinoma
    • Esami citologici (es. striscio) se indicati

6. Cosa fare e cosa evitare

  • Stop alle sostanze irritanti: tabacco, alcol, cibi piccanti o acidi
  • Migliorare l’igiene orale: protesi e denti fratturati devono essere sistemati; igiene orale  regolare
  • Controlli regolari: visite schedulate con il professionista in base alla tipologia di disturbo.

7. Cosa fare per le cure

Affidarsi ad un professionista con esperienza nella gestione della patologie delle mucose orali che sappia come eseguire una biopsia e sappia interpretarne gli esiti.

Seguire le cure farmacologiche prescritte e attenersi ai calendari di visite di controllo.


La salute orale (dei denti e delle mucose) e la salute generale

Prof. Massimo Petruzzi

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Negli ultimi decenni, numerosi studi scientifici hanno evidenziato il legame profondo tra la salute orale e quella sistemica. Una buona igiene orale non si limita a prevenire carie e gengiviti, ma può influenzare direttamente la salute generale dell’organismo. Al contrario, patologie orali trascurate possono contribuire allo sviluppo o all’aggravamento di condizioni sistemiche croniche.

Uno dei legami più noti è quello tra la malattia parodontale e le patologie cardiovascolari. La parodontite, un’infiammazione cronica delle gengive causata da batteri patogeni, è stata associata a un aumentato rischio di infarto e ictus. Questo perché i batteri orali o le loro tossine, entrando nel flusso sanguigno attraverso le gengive infiammate, possono contribuire alla formazione di placche aterosclerotiche nelle arterie. Inoltre, l’infiammazione sistemica cronica indotta dalla malattia parodontale può peggiorare la salute dei vasi favorendo l’aterosclerosi.

Un’altra correlazione significativa riguarda il diabete mellito. Esiste una relazione bidirezionale tra diabete e malattia parodontale: le persone con diabete non controllato sono più suscettibili alle infezioni gengivali, e al tempo stesso, una parodontite grave può peggiorare il controllo glicemico. Ciò rende la gestione della salute orale una componente essenziale nel trattamento complessivo del paziente diabetico.

Anche la gravidanza è un periodo critico in cui la salute orale riveste un ruolo importante. È stato osservato che infezioni gengivali non trattate possono aumentare il rischio di parto pretermine e basso peso alla nascita. L’infiammazione e la risposta immunitaria alterata possono influenzare il benessere del feto, sottolineando l’importanza della prevenzione odontoiatrica nelle donne in gravidanza.

La salute orale influisce anche sul sistema respiratorio: i batteri presenti nella bocca possono essere aspirati nei polmoni, soprattutto negli anziani o nei pazienti debilitati, causando infezioni come la polmonite. In contesti ospedalieri o in case di riposo, l’igiene orale è dunque un fattore cruciale per prevenire complicanze respiratorie.

Infine, recenti ricerche hanno suggerito possibili legami tra malattie gengivali e condizioni neurologiche come l’Alzheimer. Sebbene le evidenze siano ancora in fase di approfondimento, alcuni studi indicano che i batteri parodontali potrebbero contribuire alla neuroinfiammazione e alla progressione della malattia neurodegenerativa.

Le corrette cure alle mucose del cavo orale, al parodonto, ai denti determinano un incremento della salute di tutto l’organismo, riducono i fenomeni di infiammazione e preservano da effetti indesiderati a volte insidiosi (es. cardiopatie valvolari). La salute orale non può più essere considerata un ambito separato dalla salute generale. I professionisti sanitari devono collaborare in un’ottica multidisciplinare per promuovere la prevenzione e la cura della bocca come parte integrante del benessere complessivo del paziente. Educare la popolazione sull’importanza dell’igiene orale quotidiana e dei controlli odontoiatrici regolari è un passo fondamentale verso una società più sana e consapevole.


HPV e Cavo Orale: Una Minaccia Invisibile

Prof. Massimo Petruzzi

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L’HPV, o papillomavirus umano, è un gruppo di virus comuni che infettano la cute e le mucose umane. Mentre molte persone associano l’HPV principalmente con il cancro cervicale nelle donne, questo virus è anche responsabile di infezioni che possono colpire il cavo orale e l’orofaringe.

Cos’è l’HPV?
L’HPV comprende oltre 200 tipi di virus. Alcuni di questi sono considerati a basso rischio e causano problemi come papillomi o verruche. Altri, invece, sono ad alto rischio e sono noti per causare diversi tipi di cancro, tra cui quello cervicale, anale, vulvare, penieno e, più recentemente riconosciuto, orofaringeo (parte della gola che comprende le tonsille e la base della lingua).

L’HPV e il Cavo Orale
L’infezione da HPV nel cavo orale è spesso asintomatica e può passare inosservata per anni. Tuttavia, alcuni ceppi del virus, in particolare l’HPV-16, sono fortemente associati allo sviluppo di cancro orofaringeo. Questo tipo di cancro è in crescita, specialmente tra gli uomini, e l’HPV è riconosciuto come una delle principali cause. Le forme a basso rischio possono causare l’insorgenza di papillomi squamosi, dal tipico aspetto capelluto o “a cavolfiore”

Modalità di Trasmissione
L’HPV orale si trasmette principalmente attraverso il contatto diretto tra le mucose, spesso durante attività sessuali orali o per autoinoculazione se presenti infezioni sulla cute delle dita. Il rischio di trasmissione aumenta con il numero di partner sessuali. Tuttavia, anche con una singola esposizione, il virus può essere trasmesso e rimanere latente per anni prima di manifestare eventuali sintomi.

Sintomi e Diagnosi
L’infezione è silente. Il virus potrebbe colonizzare le mucose senza però causarne alcun danno oppure può indurre la formazione di papillomi o avviare alterazioni che possono portare ad un deragliamento neopastico (ceppi al alto rischio). La diagnosi viene solitamente effettuata attraverso un esame obiettivo delle mucose, biopsie e test molecolari specifici per identificare il DNA del virus.

Prevenzione e Vaccinazione
La prevenzione dell’infezione da HPV, inclusa quella orale, è possibile attraverso l’uso di vaccini. I vaccini HPV, come Gardasil e Cervarix, sono altamente efficaci nel prevenire l’infezione dai ceppi di HPV più comuni e pericolosi. La vaccinazione è raccomandata per preadolescenti, idealmente prima dell’inizio dell’attività sessuale, ma può essere somministrata anche agli adulti fino ai 45 anni.

Trattamento
Non esiste una cura per l’infezione da HPV in sé, ma le lesioni HPV-correlate vanno escisse/ biopsizzate e analizzate.

Importanza della Consapevolezza
La crescente conoscenza scientifica del ruolo dei virus nei processi infettivi e tumorali (oncovirus) evidenzia l’importanza di una maggiore consapevolezza pubblica. Educare la popolazione sui rischi associati all’HPV e promuovere la vaccinazione può contribuire a ridurre significativamente l’incidenza di queste malattie.

Conclusione
L’HPV è un virus insidioso che può determinare alterazioni della mucosa orale. Riconoscere le manifestazioni ad esso associate e porre in essere i corretti protocolli diagnostici ed interventistici è necessario per garantire lo stato di salute orale dei pazienti.


Biopsia dei tessuti del cavo orale a Bari

Prof. Massimo Petruzzi

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Introduzione:

La biopsia dei tessuti del cavo orale è un procedimento fondamentale per la diagnosi e il trattamento di una vasta gamma di patologie e condizioni orali. In questo articolo, esploreremo cosa comporta una biopsia dei tessuti del cavo orale, i suoi scopi, il processo stesso e cosa aspettarsi durante e dopo l’intervento. Inoltre, metteremo in evidenza l’importanza di affidarsi a professionisti qualificati che ben conoscono materiali, metodologie e razionale operativo per raggiungere standard qualitativi eccellenti.

Lo studio del Prof. Massimo Petruzzi sito in Bari alla via Pasubio 119 offre un servizio dedicato alle tematiche stomatologiche e di pertinenza della patologia orale, accompagnando il paziente in tutte le fasi previste dai più recenti protocolli basati sull’evidenza scientifica.

Cos’è una biopsia dei tessuti del cavo orale?

La biopsia dei tessuti del cavo orale è un intervento medico durante il quale viene prelevato un piccolo campione di tessuto dalla bocca per analizzarlo in laboratorio. Questa procedura è essenziale per diagnosticare condizioni che vanno dalla semplice irritazione a gravi patologie come il cancro orale.

Scopi della biopsia orale:

La biopsia orale viene eseguita per diversi scopi:

Ottenere conferme diagnostiche di  lesioni sospette o anomalie della mucosa orale.

Determinare la natura di una lesione, se benigna o maligna, reattiva, congenita, infettiva.

Rimuovere in toto la lesione (biopsia escissionale) se rispettati determinati parametri.

Guidare il piano di trattamento appropriato in base alla diagnosi.

Il processo di biopsia orale è generalmente diviso in diverse fasi:

  1. Esame iniziale: Lo specialista raccoglie tutti i dati del paziente (esami ematochimici, rx, TAC …) e successivamente esamina attentamente l’intero cavo orale e identifica le aree sospette che potrebbero richiedere una biopsia. Questo avviene durante una visita dedicata, durante la quale il prof. Massimo Petruzzi ispeziona le mucose con sistemi ingrandenti ed illuminanti potendosi avvalere di coloranti vitali o metodiche in autofluorescenza. L’esame clinico iniziale è fondamentale e propedeutico alle restanti fasi.
  1. Prelievo bioptico: il paziente viene rivalutato e viene quindi individuato il sito del prelievo affinché possa risultare utile per la diagnosi.

Si esegue un’infiltrazione di anestetico locale per garantire il comfort del paziente durante la procedura. Si procede con la fase chirurgica (a lama o con laser) durante la quale il  tessuto viene prelevato e riposto in formalina tamponata. Se necessario, vengono apposti dei punti di sutura e il paziente viene dimesso con un trattamento farmacologico specifico.

Dopo la procedura, è comune sperimentare un lieve sanguinamento o gonfiore nella zona trattata. È importante seguire le istruzioni post-operatorie fornite per garantire una guarigione ottimale e contattare immediatamente il professionista in caso di complicazioni.

Il personale dello studio del prof. Massimo Petruzzi si occupa quindi di gestire il campione inviandolo ai centri di riferimento. Di solito ci vogliono 3 settimane per la refertazione definitiva del campione prelevato

  1. Controllo post chirurgico a 7-10 giorni per l’eventuale rimozione dei punti di sutura e controllo della ferita chirurgica
  1. Consegna del referto da parte del Prof. Massimo Petruzzi con prescrizione del piano di cure dedicato e personalizzato

Conclusione:

La biopsia dei tessuti del cavo orale è un passo cruciale nella diagnosi e nel trattamento di varie affezioni e patologie delle mucose orali e delle ossa mascellari. Dopo la diagnosi è necessario sottoporsi ai periodici controlli pianificati dal Prof. Massimo Petruzzi e dai suoi collaboratori al fine di prevenire recidive o semplicemente monitorare l’andamento delle cure.

Massimo Petruzzi
Professore Associato
Università degli Studi di Bari “Aldo Moro” Piazza Giulio Cesare 11
70124 BARI
[email protected]


stomatologia bari

Carcinoma del cavo orale e le lesioni potenzialmente maligne

Prof. Massimo Petruzzi

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stomatologia bari

Alla stregua di altri distretti anatomici, il cavo orale presenta numerose problematiche di tipo neoplastico in senso benigno e maligno. Le neoplasie maligne del cavo orale comprendono una vasta realtà anatomo-patologica e clinica. Il 90% dei tumo- ri maligni è rappresentato dal carcinoma squamo cellulare del cavo orale ma non bisogna dimenticare i tumori delle ghiandole salivari, dei tessuti duri e molli non epiteliali (es. melanoma) e quelli odontogeni.

La dimensione del problema è apprezzabile se si consultano gli ultimi dati del Globocan 2012 (www.globocan.iarc.fr), dati rite- nuti il gold standard statistico dall’OMS. Nel mondo si stima un’ incidenza di circa 200.000 casi annui (il 2.7%di tutte le neoplasie maligne) con una mortalità del 50% (circa 100.000 morti annui per tumori al cavo orale). Nei soggetti di sesso maschile occupa- no l’11° posto per incidenza, superiore al tumore del pancreas e al melanoma. In alcune Nazioni (es. India), a causa delle abitudini di masticare il tabacco o il betel, risulta tra le prime neoplasie in as- soluto, rappresentando quindi un’emergenza di salute pubblica. Le stime basate su proiezioni statistiche (Globocan 2008) indi- cano che vi siano in Italia circa 5000 soggetti all’anno ai quali viene diagnosticato un tumore ai tessuti del cavo orale mentre la mortalità ammonta al 50%. Si potrebbe semplificare dicendo che in Italia ogni 2 ore viene diagnosticato un tumore maligno al cavo orale e ogni 4 ore uno muore per tale causa. Le cifre rela- tive all’incidenza e alla mortalità seguono peraltro un trend in salita e questo da oltre 50 anni. Il paradosso risiede nel fatto che pur essendo un sito facilmente ispezionabile il cavo orale non viene adeguatamente valutato: quasi il 70 % dei carcinomi viene diagnosticato in stadio III o IV ovvero avanzato con compromis- sione dei tessuti adiacenti, dei linfonodi e metastasi a distanza1. La terapia chirurgica, in questi casi, assume un aspetto demo- litivo, resettivo con postumi funzionali e psicologici non tra- scurabili. Nei casi in cui la neoplasia venga diagnosticata in uno stadio I o meglio ancora intercettata quando è ancora “in situ”, è sufficiente una buona biopsia escissionale, con margini liberi da lesione per poter porre una diagnosi e contemporaneamente eliminare il problema. Necessario il follow-up.

Circa le cause dell’insorgenza di tale carcinoma, gli stili di vita non corretti sono responsabili di circa il 70%. Nello specifico fumo e alcool sono i maggiori fattori causali: soggetti forti fu- matori presentano un rischio circa 13 volte maggiore rispetto ai non fumatori; soggetti forti bevitori presentano un rischio 5 volte maggiore; l’associazione tra alcool e fumo determina un rischio ben 50 volte superiore rispetto ai non fumatori e bevi- tori. Fumo e alcool, cronicamente assunti esercitano un’azione istolesiva e genotossica, compromettendo i normali meccanismi di controllo della crescita e della morte cellulare.

Negli ultimi 20 anni si è notata tuttavia, un’aumentata inciden- za di carcinomi del cavo orale in soggetti giovani, con meno di 40 anni, non bevitori e non fumatori4,5.
L’assenza di fattori di rischio e l’età giovane di questi pazienti ha sospinto i ricercatori a ricercare nuovi potenziali agenti carci- nogeni e l’attenzione è stata focalizzata sul virus del Papilloma Umano (HPV)6, responsabile di circa il 90% dei carcinomi della cervice uterina motivo per il quale dal 2006 è possibile per le donne vaccinarsi per l’ HPV e si pensa di estendere tale presidio profilattico anche ai soggetti di sesso maschile. Anche una buo- na parte dei tumori del faringe e del laringe (i così detti “tumori della gola”) risultano essere HPV positivi7. Questo dato è utile

in chiave eziopatologica, epidemiologica e terapeutica poiché rispondono bene alla radioterapia, evitando, secondo alcuni protocolli, l’intervento chirurgico8. Per il cavo orale, i sierotipi dell’HPV 16 e 18 sono quelli maggiormente isolati nelle lesioni neoplastiche HPV positive, in quelle leucoplasiche ed eritroplasi- che9. Circa il riverbero positivo che la campagna di vaccinazione del 2006 potrebbe avere anche sui tumori del distretto testa- collo, si è fiduciosi nel leggere nei dati epidemiologici dei pros- simi decenni un decremento dell’incidenza (e della mortalità) tumorale.

Attualmente la prevenzione primaria si attua dissuadendo ed informando i pazienti circa i rischi del fumo e dell’alcool, inse- gnando l’autoispezione e mettendo in campo iniziative di infor- mazione per i medici, odontoiatri e operatori della salute orale. La prevenzione secondaria, invece, mira a cogliere quanto più precocemente possibile le lesioni che potrebbero rappresentare gli stadi iniziali della malattia. Potenzialmente maligne, sono rappresentate dalla leucoplachia, dalla eritroplachia, dalla chei- lite attinica, dalla stomatite nicotinica, fibrosi sottomucosa: cia- scuna ha un proprio potenziale degenerativo, valutabile esclusi- vamente con l’esame istologico10.

Nello specifico, la leucoplachia è una macchia bianca che ricopre porzioni più o meno ampie della mucosa orale, non altrimenti caratterizzabile sul piano clinico e istopatologico. Tale lesione potrebbe presentare esclusivi caratteri di iperortocheratosi, acantosi, senza displasia oppure mostrare già quelle modifica- zioni istopatologiche che possono fungere da preambolo ad un deragliamento tumorale. Un quadro di displasia grave, per esempio può in un tempo più o meno breve evolvere verso un quadro francamente neoplastico. La eritroplachia (“macchia ros- sa”) è il più delle volte già un carcinoma, con aspetti infiltrativi ed invasivi nei confronti del sottostante corion11.

D’altra parte, il carcinoma del cavo orale può presentare un polimorfismo clinico che rende difficoltoso l’inquadramento diagnostico, soprattutto nei primi stadi. Forme vegetanti, ulce- rative, infiltranti, simil-leucoplasiche possono essere le sfaccet- tature di una patologia carcinomatosa che è facile confondere con lesioni traumatiche, infettive o reattive12.

Le indicazioni dell’OMS suggeriscono di sottoporre ad interven- to bioptico con relativo esame istolopatologico quelle lesioni che in 14 giorni non mostrano guarigione o netto miglioramento una volta intervenuti sulla presunta causa scatenante. Ulcere croniche e sanguinanti, lesioni vegetanti con tendenza all’au- mento di volume o aree di radio trasparenza osservate alla RX ortopantomografica meritano sempre un approfondimento dia-

gnostico ed un attento follow-up. Le implicazioni medico-legali per la mancata diagnosi (la così detta doctor-delay) sono sempre più frequenti e la tempestività nell’attuazione di protocolli di gestione e trattamento di tali patologie mette il professionista al sicuro da sgradevoli risvolti legali13. Anche l’impiego di ausili diagnostici o metodiche ancillari può aiutare il professionista a porre un corretto sospetto diagnostico14.

Il blu di toluidina rappresenta una delle metodiche più cono- sciute ed usate nella valutazione di lesioni sospette: la ritenzione del colorante (blu royal) da parte di una lesione o sua porzione indica con una buona percentuale di sensibilità e specificità la presenza di un processo replicativo in atto15. Anche la soluzione di Lugol, utilizzata da sola o in associazione con il blu di toluidi- na aumenta la capacità ispettiva, evidenziando e demarcando in maniera netta i margini di lesioni16.

Si è affacciato negli ultimi anni sul panorama odontoiatrico il VELscope, ausilio tecnologico che sfrutta l’autofluorescenza dei tessuti orali per la detection di lesioni displastiche e neo- plastiche17.

La perdita della fluorescenza da parte dei tessuti colpiti dalla malattia neoplastica è causata dalla ridotta quota in collagene ed elastina (fluorofori endogeni), ridotta produzione di FADH, aumento della neoangiogenesi e della cellularità. La differenza tra le porzioni di tessuto che normalmente emette fluorescenza e quelle che invece la ritengono, può aiutare nel porre il sospetto diagnostico e riferire il paziente verso i centri specializzati. Un elenco dettagliato ed esteso sul tutto il territorio nazionale dei centri di patologia e medicina orale e consultabile sul sito della SIPMO (www.sipmo.it) ovvero la Società Italiana di Patologia e Medicina Orale.

Lo screening dovrebbe essere condotto durante la prima visita odontoiatrica (con l’ausilio di una garzina) e durante le succes- sive visite di controllo, a prescindere della problematica per la quale il paziente è seduto sul riunito odontoiatrico. Un’ispezione delle mucose della durata di qualche minuto appena, può aiuta- re a salvare diverse vite umane, contribuendo a decrementare i tassi di mortalità per le patologie delle mucose orali18.

La diagnosi precoce è stata stimata migliorare di circa il 50% la mortalità, e questo praticamente a costo zero19. La sorveglianza da parte dei professionisti del cavo orale, dei medici di famiglia, degli otorinolaringoiatri e di tutte le figure mediche che approc- ciano il cavo orale è requisito indispensabile per ridurre i dram- matici dati statistici che li interessano20. La biopsia correttamen- te eseguita rimane a tutt’oggi il gold-standard nella valutazione diagnostica delle lesioni: le colorazioni vitali, le metodiche in au- tofluorescenza o la citologia esfoliativa si offrono come metodi- che ancillari e coadiuvanti, al servizio del processo diagnostico. Ogni anno, nel mese di Maggio ricorre l’appuntamento con l’ Oral cancer day (www.oralcancerday.it), motivo in più per informare i pazienti, i medici e gli odontoiatri sull’importanza della diagnosi di una neoplasia per troppo e lungo tempo “dimenticata”.

Massimo Petruzzi
Professore Associato
Università degli Studi di Bari “Aldo Moro” Piazza Giulio Cesare 11
70124 BARI
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